giovedì 19 novembre 2009

Come Placido fu assunto in un bel Centro per l’Impiego e di come furono cambiate le procedure

PLACIDO
Ovvero LA PAZIENZA


CAPITOLO PRIMO

Come Placido fu assunto in un bel Centro per l’Impiego e di come furono cambiate le procedure

C’era in una Provincia, in particolare nel Centro per l’Impiego, un giovanetto al quale la natura aveva elargito i più miti costumi e dosi incredibili di pazienza. La sua fisionomia ne palesava l’anima. Aveva il giudizio alquanto retto unito ad una capacità di mediazione quasi professionale. Avanzava nelle sue convinzioni, sicuramente con lentezza, ma imperterrito: per questa ragione, credo, veniva chiamato Placido. Gli incrociatori di lungo corso del Centro per l’Impiego gli ribadivano che tanto non cambiava niente e che comunque loro avevano fatto il Concorso. Forse proprio per questo peccato originale cercava di compensare cercando di essere buono ed un onesto gentiluomo. Ma le ingiurie del tempo non scalfiscono la spessa corteccia di pazienza che da sempre ha utilizzato per gestire situazioni.
Il Centro per l’Impiego era uno dei più belli della repubblica perché aveva porte e finestre. La Reception aveva perfino il riscaldamento per i periodi invernali. All’occorrenza tutti gli incrociatori di lungocorso formavano una squadra di pronto intervento; gli uscieri diventavano addetti alla reception. L’istruttore gestionale del villaggio poteva fare anche il cappellano sempre se si prendeva le responsabilità delle conseguenze dei propri errori, altrimenti riunioni di equipe in quantità tali da aver bisogno continuamente di caffettini. Un colloquio non si negava a nessuno.
Ma chi faceva gli onori di casa con una dignità che la rendeva ancora più rispettabile era la Responsabile, parlava sempre in amicizia, era colorita, fresca.
La filosofia di base non era quella della Talberta. Quest’ultima era l’oracolo del Centro per l’Impiego, e il tenero Placido ne ascoltava le lezioni con tutta la buona fede della sua età e del suo carattere. Distruggeva le procedure preistoriche quattrottoduesche e le sostituiva con tutto un armamentario ideologico sessantottino, culminante con l’espressione secondo cui “non viviamo nel migliore dei mondi possibili”
Talberta dimostrava mirabilmente che non vi è effetto senza causa e che non c’è adempimento dell’obbligo senza incentivo e che questo che non è il migliore dei mondi possibili è il Centro per l’Impiego più bello fra i Centri per l’Impiego della Provincia e che la responsabile è la migliore delle responsabili possibili.
“E’ dimostrato” ella diceva “che le cose non possono essere altrimenti, perché, siccome tutto è creato con un concorso, tutto è necessariamente un concorso. Osservate bene che i Centri per l’Impiego sono stati creati per combattere la disoccupazione, e perciò abbiamo la disoccupazione. Gli sportelli sono stati evidentemente istituiti per ascoltare le persone. Ma alla fine nessuno è quello che sembra. Una persona seduta dalla parte sbagliata dello sportello sembra sempre bisognosa. Chi non si attiva subito ha il cuore di pietra. Ma le pietre sono fatte per essere tagliate anche per farne i Centri per l’Impiego. E’ per questo che il Centro per l’Impiego dove lavora Placido è il più bello della repubblica, proprio perché è fatto con il cuore. Secondo Talberta dunque dire che tutto va bene è una sciocchezza. Bisogna dire che tutto va per il meglio.
Placido ascoltava attentamente, e credeva innocentemente; perché giudicava questa professione estremamente bella, anche se non aveva mai l’ardire di dirglierlo. Concludeva che dopo la fortuna di avere un posto di lavoro, il secondo grado di fortuna consisteva nel lavorare nel centro per l’Impiego più bello della repubblica il terzo quello di incontrare tanta gente tutti i giorni, il quarto di ascoltare Talberta la più grande filosofa della provincia.
Un giorno Placido, passeggiando nel Centro per l’Impiego vide Talberta che impartiva una lezione a Carlina, una collega, su come si fa a cancellare i segni lasciati dalle procedure precedenti. “Bisogna usare la candeggina!” sentenziava “Ma non poca… bisogna abbondare!”.
Carlina aveva molta disposizione per le scienze, ascoltò senza aprire bocca. Le reiterate esperienze di cui fu testimone la portarono a non aprire bocca e le procedure furono cambiate.

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